Le persone con disabilità di origine straniera in Italia

15 marzo 2016 [Ultimo aggiornamento: 16 marzo 2016 13:05]

Quello delle persone con disabilità di origine straniera, migranti o figli di migranti, presenti nel nostro Paese è un fenomeno di cui conosciamo ancora poco. Il quadro dei riferimenti scientifici sul tema risulta complessivamente piuttosto carente, perché calibrato sull’una o sull’altra dimensione: la disabilità o la migrazione. Le statistiche nazionali oggi esistenti non restituiscono dati e informazioni capaci di cogliere la doppia condizione di persona straniera e con disabilità; non ci permettono di afferrare dimensioni e caratteristiche del fenomeno nella sua completezza e soprattutto non ci consentono di conoscere le condizioni di vita delle persone che subiscono quotidianamente questo duplice rischio di discriminazione.

La consistenza del fenomeno migratorio e l’impatto sui sistemi educativi e sociosanitari dei Paesi di accoglienza pone, senza dubbio, nuove problematiche, di natura organizzativa, sociale e culturale. Problematiche che, verosimilmente, si acuiscono quando il migrante è anche una persona con disabilità, rendendo ancora più complesso il percorso di inclusione. Per affrontare i cambiamenti e predisporre politiche mirate e servizi inclusivi, è quindi necessario acquisire contezza della situazione concreta, individuare e colmare le lacune informative, acquisire nuovi elementi di conoscenza. Occorre cioè superare il piano emotivo con cui spesso si affrontano queste tematiche e adottare un approccio scientifico, basato sulla raccolta e l’analisi dei dati.

In questa direzione, nel corso degli ultimi anni la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap ha promosso e avviato progetti di studio finalizzati a intrecciare queste due dimensioni: la disabilità e la migrazione.

Il primo di questi progetti, Migranti con disabilità. Conoscere il fenomeno per tutelare i diritti, cofinanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ai sensi della legge 383 del 2000, ha inteso indagare il fenomeno attraverso vari filoni di studio: l’analisi del quadro normativo e degli interventi da esso previsti; la sistematizzazione e l’analisi delle informazioni e dei dati disponibili; la raccolta di testimonianze dirette e indirette sulle reali condizioni di vita delle persone con disabilità di origine straniera.

Il secondo progetto, Migranti con disabilità. Conoscere i dati per costruire le politiche, promosso dall’UNAR – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni, si è invece proposto di mettere in luce dimensioni e caratteristiche del fenomeno con un un’attenzione particolare per le Regioni Obiettivo Convergenza (Campania, Puglia, Calabria, Sicilia): territori di prima accoglienza, maggiormente sottoposti alle pressioni migratorie, allo scopo di sostenere e facilitare il lavoro degli operatori dei servizi, degli educatori, dei referenti associativi. Inoltre, con questo progetto si è inteso evidenziare le lacune informative e costruire indicatori mirati che potessero essere inseriti in maniera sistematica nelle rilevazioni statistiche periodiche di carattere nazionale.

Dalle ricerche realizzate emerge come, allo stato attuale, non sia possibile rispondere in maniera compiuta alla domanda su quante siano le persone con disabilità di origine straniera, migranti o di seconda generazione, presenti in Italia e nei singoli contesti regionali. Esistono alcuni dati che vengono rilevati in maniera sistematica, ma per la loro tipologia, per le modalità di costruzione degli indicatori e per i criteri di rilevazione adottati non ci permettono di avere un quadro complessivo del fenomeno. E comunque non ci consentono di conoscere le condizioni di vita delle persone con disabilità di origine straniera.
Da un punto di vista strettamente quantitativo, possiamo attingere ad alcune fonti di natura ufficiale: l’INPS sui beneficiari delle pensioni assistenziali, l’ISTAT sugli ospiti dei presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sugli iscritti agli elenchi unici provinciali del collocamento obbligatorio, lo SPRAR sui beneficiari dei progetti d’accoglienza, il Ministero dell’Istruzione sugli alunni con disabilità di cittadinanza non italiana. Ai dati di tipo quantitativo sul mondo della scuola, si vanno poi ad aggiungere alcune ricerche mirate di carattere esplorativo, realizzate in alcuni contesti locali, volte ad indagare le problematiche connesse all’inclusione scolastica degli alunni con disabilità figli di migranti.

Senza dubbio, attualmente è la scuola l’ambito di vita su cui disponiamo di maggiori informazioni. Complessivamente, nell’anno scolastico 2013/2014 gli alunni stranieri con disabilità delle scuole statali e non statali, di tutti gli ordini e gradi, sono stati 26.626, più del doppio di quelli registrati il primo anno della rilevazione (11.760 nell’a.s. 2007/2008). Rispetto al numero complessivo degli alunni con disabilità (230.581, pari al 2,6% del totale) l’incidenza degli alunni stranieri con disabilità è dell’11,5% (era del 6,2% nell’a.s. 2007/2008). Se si considera invece l’incidenza percentuale sul totale degli alunni con cittadinanza non italiana (802.785, pari al 9,0% del totale), la presenza degli alunni stranieri con disabilità risulta del 3,3% (era del 2,0% nell’a.s. 2007/2008). Ma i numeri, pur significativamente cresciuti, poco ci dicono rispetto alle condizioni di vita dei minori e delle loro famiglie. È per questo che, nei progetti di ricerca realizzati dalla FISH, un ampio approfondimento è stato effettuato incrociando i risultati delle indagini mirate, realizzate in alcuni contesti locali, che ci permettono di conoscere i fattori che ostacolo o facilitano il percorso di inclusione, di mettere in luce le discriminazioni esistenti, di fornire strumenti interpretativi e possibili “raccomandazioni” ai decisori politici e agli operatori del settore.

Al di fuori del mondo della scuola, le informazioni sulle persone con disabilità di origine straniera risultano, al contrario, decisamente più limitate. Ma, soprattutto, una forte criticità emersa dalla comparazione tra gli studi realizzati riguarda la definizione di “migrante con disabilità”.
L’universo cui si fa riferimento nelle diverse rilevazioni e indagini differisce significativamente dall’una all’altra. In alcuni casi, si parla di persone con disabilità di cittadinanza non italiana, cosa che esclude coloro che hanno acquisito la cittadinanza secondo i termini di legge o i figli di coppie composte da almeno uno dei due genitori di cittadinanza italiana. In altri casi, si fa riferimento ai figli di migranti, sia che abbiamo vissuto l’esperienza migratoria, sia che siano nati in Italia da genitori migranti o da coppie miste. In altri casi ancora, si considerano i soli cittadini extracomunitari, e quindi si escludono dal computo i cittadini comunitari che, pur di origine straniera, non vengono distinti dai cittadini italiani. Il risultato è che le informazioni risultano settoriali, frammentate e non confrontabili tra loro.

In entrambi i progetti di studio della Federazione, alla sistematizzazione e all’analisi dei dati disponibili, è stata affiancata anche una parte di ricerca sul campo. Nel primo progetto di indagine si è scelto di incontrare alcune persone straniere con disabilità per ricostruirne il percorso biografico attraverso la conduzione di interviste narrative, nonché di raccogliere il punto di vista degli operatori attraverso lo strumento dei focus group. Nel secondo progetto è stata invece condotta una ricerca pilota, di carattere esplorativo, circoscritta a due territori regionali (Puglia e Sicilia), volta ad indagare le situazioni di discriminazione ed esclusione sociale vissute dalle persone con disabilità di origine straniera così come vengono intercettate dagli operatori, nonché di individuare gli elementi che ostacolano o favoriscono il percorso di inclusione nel contesto sociale secondo il mondo associativo e dei servizi.

Una delle prime riflessioni ad emergere da entrambi gli studi è che le persone straniere con disabilità sembrano, in genere, circuitare al di fuori dei classici riferimenti sociali che caratterizzano sia le persone con disabilità sia quelle straniere, ossia le proprie comunità di riferimento. Contemporaneamente i rispettivi mondi associativi sembrano essere impermeabili a questa doppia condizione: le associazioni del mondo della disabilità non si occupano di persone straniere (con disabilità), le associazioni del mondo delle migrazioni non si occupano di persone con disabilità (straniere). Inoltre, l’esistenza di una sorta di “separatezza” tra il tema della migrazione e quello della disabilità, che caratterizza la letteratura scientifica, sembra riprodursi anche nella costruzione delle politiche e dei servizi, che stentano a garantire una presa in carico complessiva della persona migrante con disabilità, con le molteplici istante di cui è contemporaneamente portatrice. Il risultato è che le persone con disabilità migranti o di seconda generazione si trovano in una situazione di frammentazione dei punti di riferimento, di scarsa informazione e conoscenza sul fenomeno: situazione che mette a rischio il rispetto e l’esercizio dei loro diritti civili e sociali.

Per maggiori approfondimenti è possibile consultare la sezione del nostro sito dedicata al tema Stranieri con disabilità, all’interno della quale sono caricate e indicizzate le pubblicazioni on line disponibili sul tema.

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