Spesa sociale

1 luglio 2013 [Ultimo aggiornamento: 11 maggio 2018 10:14]

La spesa sociale dei Comuni

Nel 2015 i Comuni italiani, singoli o associati, hanno speso per interventi e servizi sociali sui territori oltre 6,9 miliardi di euro, pari allo 0,42% del Prodotto Interno Lordo nazionale. A differenza di quanto registrato nelle tre precedenti annualità (2011, 2012 e 2013), il biennio 2014-2015 vede di nuovo crescere la spesa sociale comunale, sebbene a ritmi inferiori rispetto al passato (+1,0% nel passaggio dal 2013 al 2015). In particolare la spesa sociale comunale cresce dello 0,8% nel passaggio dal 2013 al 2014 e di un ulteriore 0,2% tra il 2014 e il 2015, sebbene i dati relativi a quest’ultima annualità risultino ancora provvisori.


Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT – Scarica Tabella dati

Ai 6.931.593.916 euro della spesa sociale comunale del 2015, si devono poi aggiungere la compartecipazione degli utenti al costo delle prestazioni (pari a 932.496.413 euro) e la compartecipazione del Servizio Sanitario Nazionale per le prestazioni sociosanitarie erogate dai Comuni o dagli enti associativi (pari a 1.120.315.622 euro).

La crescita della spesa sociale, registrata fra il 2013 e il 2015, è sintetizzabile nella tabella seguente, in cui si evidenzia come ad aumentare siano entrambe le componenti della spesa pubblica: quella comunale e la compartecipazione del SSN, che tuttavia non ritornano ai livelli del 2010. Al contrario diminuisce la compartecipazione degli utenti al costo delle prestazioni, che aveva raggiunto un picco nel 2012 (993.490.531):

2010*

2013

2014

2015**

Variazione 2013-2015

Spesa sociale comunale

7.126.891.416

6.862.762.601

6.918.886.548

6.931.593.916

+1,0%

Compartecipazione degli utenti

966.862.361

968.957.070

949.442.275

932.496.413

-3,8%

Compartecipazione del SSN

1.220.840.949

1.084.653.114

1.126.392.348

1.120.315.622

+3,3%

TOTALE

9.314.594.726

8.916.372.785

8.994.721.171

8.984.405.951

-0,8%

* Il 2010 è l’anno in cui si è toccato il massimo della spesa sociale comunale dall’inizio della rilevazione (2003)
** Dati provvisori
Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT

Se complessivamente la spesa sociale comunale dal 2013 al 2015 cresce dell’1,0%, valori superiori alla media nazionale si registrano nel Nord-Est (+2,9%) e nel Nord-Ovest (+2,1%) del Paese, con un picco di crescita nella P.A. di Bolzano (+22,8). Il Sud presenta un tasso di crescita in linea con la media nazionale (+1,0%); da evidenziare sono soprattutto i dati del Molise (+31,7%) e della Calabria (+6,8). Al Centro e nelle Isole si rileva invece un decremento della spesa sociale comunale (rispettivamente -2,1% e -0,1%), che coinvolge tutte le Regioni interessate, ad eccezione della Sicilia (+0,5%).

La spesa sociale comunale per abitante si mantiene costante a livello nazionale: 114 euro procapite, restando invariata dal 2013 al 2015. Notevoli permangono invece le differenze territoriali (anno 2015): dai 508 euro per abitante della Provincia Autonoma di Bolzano ai 21 euro della Calabria. Al di sopra della media nazionale si collocano gran parte delle Regioni del Centro-Nord e la Sardegna, mentre il Sud presenta i livelli più bassi di spesa media procapite, pari a 50 euro, meno di un terzo rispetto a quella del Nord-Est (166 euro).

Nel 2015, la spesa sociale dei Comuni singoli e associati è stata impiegata per il 38,7% in interventi e servizi, per il 34,5% in strutture residenziali e semiresidenziali e per il 26,8% in trasferimenti in denaro.

(Fonti: ISTAT, “Indagine censuaria sugli interventi e i servizi sociali dei Comuni singoli e associati. Anno 2014-2015”, dicembre 2017)

La spesa per la disabilità

Alla disabilità viene destinato, nel 2015, il 25,4% della spesa sociale comunale, pari a 1.759.447.520 euro, per un valore di 3.127 euro per abitante con disabilità (erano 2.736 euro nel 2013). Questa è un’area che ha registrato continui incrementi dall’inizio della rilevazione, compreso nel triennio (2011-2013) in cui la spesa sociale comunale ha subito delle contrazioni. Tuttavia, il ritmo di tale crescita risulta più contenuto rispetto al passato: a fronte di un significativo incremento medio annuo registrato tra il 2003 e il 2010, nel 2015 si calcola solo un +2,0% rispetto al 2013.


Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT – Scarica Tabella dati

Nel 2015, la spesa sociale comunale destinata alla disabilità è stata impiegata per il 51,0% in interventi e servizi, per il 26,0% in trasferimenti in denaro e per il 23,0% in strutture residenziali e semiresidenziali.

L’analisi territoriale delle risorse destinate all’area disabilità mette in luce fortissimi squilibri: nel 2015, è sempre il Sud a dichiarare la più bassa spesa per persona con disabilità (974 euro), evidenziando una significativa distanza rispetto alle altre ripartizioni geografiche (dai 5.530 euro del Nord-Est ai 3.234 euro del Centro).

Se osserviamo il dettaglio regionale della spesa sociale procapite per disabilità, vediamo che al primo posto si colloca la Provincia Autonoma di Bolzano con 22.060 euro a persona con disabilità, seguita dalla Provincia Autonoma di Trento (13.662 euro), dalla Sardegna (9.915 euro) e dal Friuli Venezia Giulia (7.322 euro). Al contrario, la spesa più bassa per persona con disabilità viene registrata in Valle d’Aosta (179 euro) e in Calabria (421 euro).
Complessivamente la spesa sociale procapite per disabilità cresce tra il 2013 e il 2015 in tutte le ripartizioni geografiche e, con percentuali più o meno alte, in quasi tutte le Regioni italiane. Fanno eccezione solo il Friuli Venezia Giulia (-31,7%), la Valle d’Aosta (-29,2%) e il Piemonte (-15,5%).


Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT – Scarica tabella dati

Nel 2015, a livello nazionale, fra i principali interventi e servizi erogati per l’area disabilità, si rileva il sostegno socio-educativo scolastico, che assorbe il 19,6% della spesa per disabilità, i centri diurni e le altre strutture di supporto a ciclo diurno (20,3%), le strutture residenziali (18,1%) e l’assistenza domiciliare (15,2% complessivo, di cui la voce più consistente è l’assistenza domiciliare socio-assistenziale pari all’8,7% della spesa totale per disabilità).

Principali prestazioni erogate

Spesa comunale

Distribuzione %

Sostegno socio-educativo scolastico

345.206.649

19,6

Centri diurni e altre strutture comunali di supporto a ciclo diurno e contributi comunali per utenti di strutture semiresidenziali private

356.657.503

20,3

Strutture residenziali comunali e rette e contributi comunali per utenti di strutture residenziali private

318.732.361

18,1

Assistenza domiciliare*

266.691.246

15,2

* Rientrano nella voce Assistenza domiciliare: Assistenza domiciliare socio-assistenziale, Assistenza domiciliare integrata con servizi sanitari, Voucher, assegno di cura, buono socio-sanitario, Distribuzione pasti e/o lavanderia a domicilio, Telesoccorso e teleassistenza, Servizi di prossimità (buonvicinato), Altri interventi di assistenza domiciliare.
Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT

(Fonti: ISTAT, “Indagine censuaria sugli interventi e i servizi sociali dei Comuni singoli e associati. Anno 2014-2015”, dicembre 2017)

Strutture residenziali

In Italia, nel 2014, i presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari pubblici e privati ospitano complessivamente 273.316 persone con disabilità e non autosufficienza, pari al 70,8% del numero totale di ospiti (parliamo dei cosiddetti istituti, RSA, comunità, strutture di tipo familiare).
Di questi: 3.147 sono minori con disabilità e disturbi mentali dell’età evolutiva; 51.593 sono adulti con disabilità e patologia psichiatrica; 218.576 sono anziani non autosufficienti.
Dunque poco più dell’83% degli ospiti con disabilità e non autosufficienza presenti nelle strutture residenziali sono anziani non autosufficienti.
In particolare, possiamo rilevare che nell’81,6% dei casi si tratta di anziani non autosufficienti cui viene garantito un livello di assistenza sanitaria medio-alto, ossia trattamenti medico-sanitari estensivi per la non autosufficienza (livello medio) o intensivi per il supporto delle funzioni vitali (livello alto). Possiamo quindi parlare per lo più di anziani che si trovano in condizioni di gravità. Inoltre nel 98,3% dei casi sono ospiti di strutture che non riproducono le condizioni di vita familiari e potrebbero dunque risultare potenzialmente segreganti.
Allo stesso modo, il 93,2% dei 32.648 posti letto rivolti alle persone con disabilità risultano collocati in strutture che non riproducono l’ambiente della casa familiare.

Da un punto di vista territoriale, circa il 60% del numero complessivo di ospiti adulti con disabilità e anziani non autosufficienti si concentra in quattro Regioni: Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna.

(Fonti: ISTAT, “Dati.Istat”, dicembre 2017)

Confronto europeo

Secondo i dati Eurostat, nel 2014, l’Italia ha destinato alla spesa in protezione sociale (che comprende la spesa in Sanità, Previdenza e Assistenza) 467 miliardi di euro pari al 28,8% del proprio prodotto interno lordo, valore al di sopra della media europea (UE a 28) pari al 27,6% del PIL. All’interno di questa spesa esistono, tuttavia, forti disomogeneità rispetto alle diverse voci di destinazione. In Italia le pensioni di anzianità e vecchiaia assorbono ben oltre la metà della spesa per protezione sociale, con una differenza di circa dieci punti percentuali in più rispetto alla media europea. Mentre alla voce Famiglia e minori si destina il 5,4% del totale, contro la media UE dell’8,5%.

In questo quadro, la spesa rivolta alle persone con disabilità, nel 2014, è stata pari in Italia al 5,9% della spesa complessiva in protezione sociale, a fronte del 7,3% della media europea, collocandoci tra i Paesi con le percentuali più basse di spesa destinata alla disabilità. Si tratta di pensioni di invalidità, contributi per favorire l’inserimento lavorativo, servizi finalizzati all’assistenza e all’integrazione sociale e strutture residenziali. Prestazioni che pesano solo per l’1,7% sul nostro prodotto interno lordo.

In particolare, secondo i dati Eurostat, tra il 2005 e il 2014 nel nostro Paese la spesa per disabilità è passata da 20,3 miliardi di euro a 27,6 miliardi di euro. Eppure la spesa procapite italiana (430,10 euro contro una media europea di 516,19) si attesta su livelli piuttosto contenuti, se messa a confronto con i principali Paesi europei: considerevolmente più bassa rispetto a ciò che si registra in Francia (661,97) e in Germania (761,29), oltre che nell’area scandinava (in Svezia è pari a 1.385,85).

(Fonti: Eurostat, “Database on-line”, maggio 2017)

Come si compone la spesa in protezione sociale rivolta alla disabilità

Sulla base dei dati diffusi dall’ISTAT sui conti della protezione sociale (aggiornati ad aprile 2017), possiamo analizzare la composizione della spesa per prestazioni rivolte alla disabilità.
Per il 2016 si calcola, in Italia, una spesa in prestazioni di protezione sociale per la disabilità pari ad oltre 28 miliardi di euro (+1,4% rispetto al 2015). Di questi il 71,5 è di natura assistenziale (circa 20,1 miliardi di euro) e il 28,5% di natura previdenziale (circa 8 miliardi di euro).
Considerando il complesso della spesa in protezione sociale per disabilità, essa si compone per la quasi totalità (95,0%) di trasferimenti in denaro (pensioni, assegni, rendite, indennità ecc.), mentre il restante 5,0% è destinato a beni e servizi in natura (servizi socio-assistenziali e socio-educativi, strutture residenziali ecc.), che risultano progressivamente in calo dal 2010.

Settori di intervento

In milioni di euro

%

Assistenza
Prestazioni in denaro (pensioni, assegni, indennità civili e di guerra)

18.677

66,5

Prestazioni in natura (beni e servizi)

1.398

5,0

Totale Assistenza

20.075

71,5

Previdenza
Prestazioni in denaro (pensioni e rendite; es.: invalidità per lavoro, servizio, pensionabile INPS e altri enti)

7.995

28,5

Totale Previdenza

7.995

28,5

Totale Spesa in protezione sociale per disabilità

28.070

100,0

Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT aggiornamento aprile 2017

Vale la pena sottolineare che la componente previdenziale della spesa in protezione sociale ha, per definizione, una natura giuridica e un’origine finanziaria totalmente diversa dalla componente assistenziale. Le prestazioni previdenziali, che sono un diritto soggettivo, derivano infatti da versamenti e accantonamenti di natura contributiva connessi allo svolgimento di attività lavorativa subordinata o autonoma. Al contrario, l’origine finanziaria della componente assistenziale deriva dalla fiscalità ordinaria ed è il risultato di scelte politiche variabili nel tempo.

(Fonti: ISTAT, “Dati.Istat”, aprile 2017)

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