Spesa sociale

1 Luglio 2013 [Ultimo aggiornamento: 24 Gennaio 2019 13:56]

La spesa sociale dei Comuni

Nel 2016 (dati ancora provvisori) i Comuni italiani, singoli o associati, hanno speso per interventi e servizi sociali sui territori oltre 7 miliardi di euro, pari allo 0,4% del Prodotto Interno Lordo nazionale. A differenza di quanto registrato nel triennio 2011-2013, si conferma la ripresa iniziata nel 2014, che porta la spesa sociale comunale quasi ai livelli precedenti la crisi economica.

 
Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT – Scarica Tabella dati

Ai 7.056.427.854 euro della spesa sociale comunale del 2016, si devono poi aggiungere la compartecipazione degli utenti al costo delle prestazioni (pari a 903.508.955 euro) e la compartecipazione del Servizio Sanitario Nazionale per le prestazioni sociosanitarie erogate dai Comuni o dagli enti associativi (pari a 1.118.365.427 euro).

La crescita della spesa sociale, registrata fra il 2013 e il 2016, è sintetizzabile nella tabella seguente, in cui si evidenzia come ad aumentare siano entrambe le componenti della spesa pubblica: quella comunale e la compartecipazione del SSN, che si avvicinano ai livelli del 2010. Al contrario, diminuisce la compartecipazione degli utenti al costo delle prestazioni, che aveva raggiunto un picco nel 2012 (993.490.531):

2010*

2013

2014

2016

Variazione 2013-2016

Spesa sociale comunale

7.126.891.416

6.862.762.601

6.918.886.548

7.056.427.854

+2,8%

Compartecipazione degli utenti

966.862.361

968.957.070

949.442.275

903.508.955

-6,8%

Compartecipazione del SSN

1.220.840.949

1.084.653.114

1.126.392.348

1.118.365.427

+3,1%

TOTALE

9.314.594.726

8.916.372.785

8.994.721.171

9.078.302.236

-1,8%

* Il 2010 è l’anno in cui si è toccato il massimo della spesa sociale comunale dall’inizio della rilevazione (2003)
Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT

Se complessivamente la spesa sociale comunale dal 2013 al 2016 cresce del 2,8% a livello nazionale, l’incremento si registra in tutte le ripartizioni geografiche ad eccezione del Centro, dove al contrario si evidenzia un decremento significativo, pari al -8,1%, che coinvolge tutte le Regioni interessate, e in misura più significativa le Marche (-13,0%) e il Lazio (10,3%). Le altre ripartizioni geografiche crescono tutte con valori superiori alla media nazionale, in primo luogo il Nord-Ovest (+7,1%), ma anche il Sud (+6,8%), dove pur si continuano a registrare condizioni di maggior svantaggio.

La spesa sociale comunale per abitante, rimasta ferma a livello nazionale a 114 euro procapite dal 2013 al 2015, cresce nel 2016 attestandosi a 116 euro. Notevoli permangono le differenze territoriali: dai 517 euro per abitante della Provincia Autonoma di Bolzano ai 22 euro della Calabria. Al di sopra della media nazionale si collocano gran parte delle Regioni del Centro-Nord e la Sardegna, mentre il Sud presenta i livelli più bassi di spesa media procapite, pari a 53 euro, meno di un terzo rispetto a quella del Nord-Est (170 euro).

Nel 2016, la spesa sociale dei Comuni singoli e associati è stata impiegata per il 37,9% in interventi e servizi, per il 35,1% in strutture residenziali e semiresidenziali e per il 27,0% in trasferimenti in denaro.

La principale fonte di finanziamento della spesa sociale degli enti territoriali sono le risorse proprie dei Comuni e delle associazioni di Comuni (61,8%). Seguono i fondi regionali vincolati per le politiche sociali (17,8%) e i fondi statali o dell’Unione europea (16,4%), tra cui il Fondo Nazionale Politiche Sociali (FNPS) che ha registrato nel tempo una progressiva flessione dell’incidenza sulla copertura della spesa (dal 13% del 2006 al 9% nel 2016). Le risorse rimanenti provengono da altri enti pubblici (2,7%) e da privati (1,3%).
Rispetto a tale andamento, il Mezzogiorno segue una tendenza diversa dal resto del Paese. In quest’area, le risorse proprie dei Comuni coprono percentuali delle spese per il welfare locale inferiori alla media nazionale e si registra un peso maggiore dei trasferimenti statali rispetto a quanto avviene nel Nord e nel Centro. Ne consegue che le differenze tra le aree geografiche in termini di spesa e disponibilità di servizi sono riconducibili in gran parte alle risorse disponibili sui territori e dipendono maggiormente dai tagli derivanti dalle scelte di finanza pubblica, che rischiano di tradursi più direttamente in un contenimento delle risorse impiegate localmente in questo settore.

(Fonti: ISTAT, “Indagine censuaria sugli interventi e i servizi sociali dei Comuni singoli e associati. Anno 2016 (dati provvisori)”, gennaio 2019)

La spesa per la disabilità

Alla disabilità viene destinato, nel 2016, il 25,5% della spesa sociale comunale, pari a 1.796.984.118 euro, per un valore di 2.854 euro per abitante con disabilità (erano 2.736 euro nel 2013). Questa è un’area che ha registrato continui incrementi dall’inizio della rilevazione, compreso nel triennio (2011-2013) in cui la spesa sociale comunale ha subito delle contrazioni. Tuttavia, il ritmo di tale crescita risulta negli ultimi anni più contenuto rispetto al passato.


Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT – Scarica Tabella dati

Nel 2016, la spesa sociale comunale destinata alla disabilità è stata impiegata per il 50,5% in interventi e servizi, per il 26,4% in trasferimenti in denaro e per il 23,1% in strutture residenziali e semiresidenziali.

L’analisi territoriale delle risorse destinate all’area disabilità mette in luce fortissimi squilibri: nel 2016, è sempre il Sud a dichiarare la più bassa spesa per persona con disabilità (864 euro), evidenziando una significativa distanza rispetto alle altre ripartizioni geografiche (dai 5.156 euro del Nord-Est ai 2.787 euro del Centro).

Se osserviamo il dettaglio regionale della spesa sociale procapite per disabilità, vediamo che al primo posto si colloca la Provincia Autonoma di Bolzano con 15.141 euro a persona con disabilità, seguita dal Friuli Venezia Giulia (11.483 euro), dalla Provincia Autonoma di Trento (9.797 euro) e dalla Sardegna (8.846 euro). Al contrario, la spesa più bassa per persona con disabilità viene registrata in Valle d’Aosta (126 euro) e in Calabria (374 euro).


Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT – Scarica tabella dati

Nel 2016, a livello nazionale, fra i principali interventi e servizi erogati per l’area disabilità, si rileva il sostegno socio-educativo scolastico, che assorbe il 19,5% della spesa per disabilità, i centri diurni e le altre strutture di supporto a ciclo diurno (20,1%), le strutture residenziali (18,3%) e l’assistenza domiciliare (15,2% complessivo, di cui la voce più consistente è l’assistenza domiciliare socio-assistenziale pari all’8,6% della spesa totale per disabilità).

Principali prestazioni erogate

Spesa comunale

Distribuzione %

Sostegno socio-educativo scolastico

349.944.059

19,5

Centri diurni e altre strutture comunali di supporto a ciclo diurno e contributi comunali per utenti di strutture semiresidenziali private

361.986.008

20,1

Strutture residenziali comunali e rette e contributi comunali per utenti di strutture residenziali private

329.255.350

18,3

Assistenza domiciliare*

272.328.665

15,2

* Rientrano nella voce Assistenza domiciliare: Assistenza domiciliare socio-assistenziale, Assistenza domiciliare integrata con servizi sanitari, Voucher, assegno di cura, buono socio-sanitario, Distribuzione pasti e/o lavanderia a domicilio, Telesoccorso e teleassistenza, Servizi di prossimità (buonvicinato), Altri interventi di assistenza domiciliare.
Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT

(Fonti: ISTAT, “Indagine censuaria sugli interventi e i servizi sociali dei Comuni singoli e associati. Anno 2016 (dati provvisori)”, gennaio 2019)

Strutture residenziali

In Italia, nel 2015, i presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari pubblici e privati ospitano complessivamente 270.505 persone con disabilità e non autosufficienza, pari al 70,7% del numero totale di ospiti (parliamo dei cosiddetti istituti, RSA, comunità, strutture di tipo familiare).
Di questi: 2.839 sono minori con disabilità e disturbi mentali dell’età evolutiva; 49.046 sono adulti con disabilità e patologia psichiatrica; 218.620 sono anziani non autosufficienti.
Dunque poco più dell’83% degli ospiti con disabilità e non autosufficienza presenti nelle strutture residenziali sono anziani non autosufficienti.
In particolare, possiamo rilevare che nell’84,3% dei casi si tratta di anziani non autosufficienti cui viene garantito un livello di assistenza sanitaria medio-alto, ossia trattamenti medico-sanitari estensivi per la non autosufficienza (livello medio) o intensivi per il supporto delle funzioni vitali (livello alto). Possiamo quindi parlare per lo più di anziani che si trovano in condizioni di gravità. Inoltre nel 98,2% dei casi sono ospiti di strutture che non riproducono le condizioni di vita familiari e potrebbero dunque risultare potenzialmente segreganti.
Complessivamente, l’81,6% degli ospiti con disabilità e non autosufficienza (indipendentemente dalla fascia di età) riceve un livello di assistenza sanitaria medio-alto e il 97,1% vive in strutture che non riproducono l’ambiente della casa familiare.

Da un punto di vista territoriale, circa il 60% del numero complessivo di ospiti con disabilità e non autosufficienza si concentra in quattro Regioni: Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna. Solo il 14,4% si colloca invece nel Mezzogiorno.

(Fonti: ISTAT, “Disabilità in cifre”, ottobre 2018)

La spesa in protezione sociale rivolta alla disabilità

Sulla base dei dati diffusi dall’ISTAT sui conti della protezione sociale (aggiornati a dicembre 2018), possiamo analizzare la composizione della spesa per prestazioni rivolte alla disabilità.
Per il 2017 si calcola, in Italia, una spesa in prestazioni di protezione sociale per la disabilità pari ad oltre 28 miliardi di euro (+0,8% rispetto al 2016). Di questi il 71,6 è di natura assistenziale (oltre 20,2 miliardi di euro) e il 28,4% di natura previdenziale (poco più 8 miliardi di euro).
Considerando il complesso della spesa in protezione sociale per disabilità, essa si compone per la quasi totalità (94,9%) di trasferimenti in denaro (pensioni, assegni, rendite, indennità ecc.), mentre il restante 5,1% è destinato a beni e servizi in natura (servizi socio-assistenziali e socio-educativi, strutture residenziali ecc.), che risultano progressivamente in calo dal 2010.

Settori di intervento

In milioni di euro

%

Assistenza
Prestazioni in denaro (pensioni, assegni, indennità civili e di guerra)

18.807

66,5

Prestazioni in natura (beni e servizi)

1.438

5,1

Totale Assistenza

20.245

71,6

Previdenza
Prestazioni in denaro (pensioni e rendite; es.: invalidità per lavoro, servizio, pensionabile INPS e altri enti)

8.016

28,4

Totale Previdenza

8.016

28,4

Totale Spesa in protezione sociale per disabilità

28.261

100,0

Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT aggiornamento dicembre 2018

Vale la pena sottolineare che la componente previdenziale della spesa in protezione sociale ha, per definizione, una natura giuridica e un’origine finanziaria totalmente diversa dalla componente assistenziale. Le prestazioni previdenziali, che sono un diritto soggettivo, derivano infatti da versamenti e accantonamenti di natura contributiva connessi allo svolgimento di attività lavorativa subordinata o autonoma. Al contrario, l’origine finanziaria della componente assistenziale deriva dalla fiscalità ordinaria ed è il risultato di scelte politiche variabili nel tempo.

(Fonti: ISTAT, “Dati.Istat”, dicembre 2018)

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