Spesa sociale

1 luglio 2013 [Ultimo aggiornamento: 19 giugno 2017 12:09]

La spesa sociale dei Comuni

Nel 2013 i Comuni italiani, singoli o associati, hanno speso per interventi e servizi sociali sui territori 6.862.762.601 euro. Un dato che, per il terzo anno consecutivo, risulta in calo rispetto all’anno precedente (erano 6.982.391.861 euro nel 2012, 7.027.039.614 euro nel 2011 e 7.126.891.416 euro nel 2010).

Ai 6.982.391.861 euro della spesa sociale comunale, si deve poi aggiungere la compartecipazione degli utenti al costo delle prestazioni (pari a 968.957.070 euro) e la compartecipazione del Servizio Sanitario Nazionale per le prestazioni sociosanitarie erogate dai Comuni o dagli enti associativi (pari a 1.084.653.114 euro).

La contrazione della spesa sociale, registrata fra il 2010 e il 2013, è sintetizzabile nella tabella seguente, in cui si evidenzia come l’unica componente a crescere sia quella relativa alla compartecipazione degli utenti al costo delle prestazioni, che ha raggiunto un picco nel 2012:

2010*

2011

2012

2013

Variazione 2010-2013

Spesa sociale comunale

7.126.891.416

7.027.039.614

6.982.391.861

6.862.762.601

-3,7%

Compartecipazione degli utenti

966.862.361

965.170.740

993.490.531

968.957.070

+0,2%

Compartecipazione del SSN

1.220.840.949

1.179.962.175

1.171.498.752

1.084.653.114

-11,2%

TOTALE

9.314.594.726

9.172.172.529

9.147.381.144

8.916.372.785

-4,3%

* Il 2010 è l’anno in cui si è toccato il massimo della spesa sociale comunale dall’inizio della rilevazione (2003)
Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT

Se complessivamente la contrazione della spesa sociale comunale dal 2010 al 2013 è stata pari al 3,7%, valori di gran lunga superiori alla media nazionale si sono registrati nel Nord-Ovest (-9,4%) e nel Sud (-6,9%), con un picco significativo in Calabria (-25,5%).

La spesa sociale comunale per abitante scende a livello nazionale dalle 117 euro per abitante del 2012 alle 114 euro del 2013, segnando una contrazione del -2,8%. Notevoli permangono le differenze territoriali: dai 419 euro per abitante della Provincia Autonoma di Bolzano ai 20 euro della Calabria (che conferma anche per il 2013 il suo primato negativo, segnando una riduzione del 18,7% rispetto al 2012). Al di sopra della media nazionale si collocano gran parte delle Regioni del Centro-Nord e la Sardegna, mentre il Sud presenta i livelli più bassi di spesa media procapite, pari a 50 euro, meno di un terzo rispetto a quella del Nord-Est (163 euro).

Nel 2013, la spesa sociale dei Comuni singoli e associati è stata impiegata per il 39,0% in interventi e servizi, per il 35,7% in strutture residenziali e semiresidenziali e per il 25,3% in trasferimenti in denaro.

(Fonti: ISTAT, “Dati.Istat”, giugno 2017)

La spesa per la disabilità

Alla disabilità viene destinato, nel 2013, il 25,1% della spesa sociale comunale, pari a 1.723.723.919 euro (erano 1.694.995.506 nel 2012), per un valore di 2.736 euro per abitante con disabilità (erano 2.990 euro nel 2012). La spesa indirizzata a quest’area di utenza risulta dunque in crescita rispetto alla precedente annualità, a differenza di ciò che accade per il totale della spesa sociale comunale. Tuttavia, il ritmo di tale crescita risulta più contenuto rispetto al passato: a fronte di un significativo incremento medio annuo registrato tra il 2003 e il 2010, nel 2013 si calcola solo un +1,7% rispetto al 2012.
Contemporaneamente si registra una contrazione delle spesa procapite, calcolata in 2.736 euro per abitante con disabilità (-8,5% rispetto al 2012). Contrazione che investe tutte le ripartizioni geografiche ad eccezione del Nord-Ovest (+2,6%) .

Nel 2013, la spesa sociale comunale destinata alla disabilità è stata impiegata per il 51,4% in interventi e servizi, per il 25,9% in trasferimenti in denaro e per il 22,7% in strutture residenziali e semiresidenziali.

L’analisi territoriale delle risorse impiegate nell’area disabilità mette in luce fortissimi squilibri: nel 2013 è sempre il Sud a dichiarare la più bassa spesa per persona con disabilità (830 euro), evidenziando una significativa distanza rispetto alle altre ripartizioni geografiche (dai 4.856 euro del Nord-Est ai 2.852 euro delle Isole).

Se osserviamo il dettaglio regionale della spesa sociale procapite per disabilità, vediamo che al primo posto si colloca la Provincia Autonoma di Bolzano con 14.184 euro a persona con disabilità, seguita dal Friuli Venezia Giulia (10.715 euro), dalla Provincia Autonoma di Trento (9.482 euro) e dalla Sardegna (8.046 euro). Al contrario, la spesa più bassa per persona con disabilità viene registrata in Valle d’Aosta (253 euro) e in Calabria (326 euro).


Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT

Le differenze tra le Regioni non si esauriscono solo in termini di entità di spesa, difformità territoriali si riscontrano anche rispetto alle diverse tipologie di prestazioni erogate e ai diversi livelli di presa in carico.

Nel 2013, a livello nazionale, fra i principali interventi e servizi erogati per quest’area di utenza, si rileva il sostegno socio-educativo scolastico, che assorbe il 20,1% della spesa per disabilità, i centri diurni e le altre strutture di supporto a ciclo diurno (19,2%), le strutture residenziali (17,3%) e l’assistenza domiciliare (14,3% complessivo, di cui la voce più consistente è l’assistenza domiciliare socio-assistenziale pari all’8,5% della spesa totale per disabilità).

Principali prestazioni erogate

Spesa comunale

Distribuzione %

Sostegno socio-educativo scolastico

345.734.920

20,1

Centri diurni e altre strutture comunali di supporto a ciclo diurno e contributi comunali per utenti di strutture semiresidenziali private

 331.312.999

19,2

Strutture residenziali comunali e rette e contributi comunali per utenti di strutture residenziali private

297.668.016

17,3

Assistenza domiciliare*

246.479.348

14,3

* Rientrano nella voce Asisstenza domiciliare: Assistenza domiciliare socio-assistenziale, Assistenza domiciliare integrata con servizi sanitari, Voucher, assegno di cura, buono socio-sanitario, Distribuzione pasti e/o lavanderia a domicilio, Telesoccorso e teleassistenza, Servizi di prossimità (buonvicinato), Altri interventi di assistenza domiciliare.
Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT

Concentrandoci su alcune tipologie di prestazioni, possiamo constatare che a livello nazionale la spesa comunale complessiva per l’assistenza domiciliare rivolta alle persone con disabilità (246.479.348 euro) continua a essere inferiore a quella destinata alla residenzialità (297.668.016 euro), importi a cui occorre aggiungere la compartecipazione degli utenti e quella del SSN (per la domiciliarità: 4.101.650 euro a carico delle famiglie e 23.399.266 euro per la componente sanitaria; per la residenzialità: rispettivamente 55.315.771 e 86.651.692 euro).

Spesa Comuni

Compartecipazione utenti Compartecipazione SSN

Numero utenti

 Domiciliarità
Assistenza domiciliare socio-assistenziale

146.847.531

2.880.893 3.338.474

406.99

Assistenza domiciliare integrata con servizi sanitari

24.966.687

385.948 5.372.562

10.246

Voucher, assegno di cura, buono socio-sanitario

47.852.801

122.741 13.412.016

22.194

Distribuzione pasti e/o lavanderia a domicilio

1.839.424

642.521 37.426

1.974

Telesoccorso e teleassistenza

393.387

9.747 3.308

2.563

Servizi di prossimità (buonvicinato)

273.480

0 0

203

Altri interventi di assistenza domiciliare

24.306.038

59.800 1.235.480

6.916

 Residenzialità
Contributi e integrazioni a retta per strutture residenziali

152.454.513

24.955.298 49.469.155

16.050

Strutture residenziali

145.213.503

30.360.473 37.182.537

8.969

Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT

Tuttavia, osservando i dati disaggregati per ripartizione geografica, emergono modelli di intervento significativamente diversi: al Nord la spesa comunale in residenzialità risulta molto più elevata di quella per gli interventi domiciliari; al Centro, al Sud e nelle Isole si registra una distribuzione diametralmente opposta, a vantaggio della domiciliarità.
Guardando inoltre dentro i singoli interventi e servizi, la spesa sociale comunale media per utente con disabilità varia notevolmente: per esempio si registrano 3.608 euro annue per utente in assistenza domiciliare socio-assistenziale contro gli 11.898 euro in struttura residenziale (a cui vanno aggiunte la compartecipazione degli utenti e del SSN).

Significative differenze territoriali si evidenziano anche in termini di livelli di presa in carico delle persone con disabilità. Lo studio calcola tale indicatore in riferimento ad alcuni tipi di prestazioni domiciliari: l’assistenza domiciliare socio-assistenziale, l’ADI (assistenza domiciliare integrata con i servizi sanitari) e i voucher, assegni di cura e buoni socio-sanitari. Mediamente, in Italia, le persone con disabilità che usufruiscono dell’assistenza domiciliare socio-assistenziale sono meno di 7  su 100. Dell’ADI sono meno di 2 su 100. Dei voucher, assegni di cura e buoni socio-sanitari sono meno di 4 su 100.
In questo caso, tuttavia, le variazioni riflettono principalmente le politiche regionali, piuttosto che il tradizionale divario Nord-Sud. La Sardegna, per esempio, mostra alcuni indicatori di presa in carico decisamente superiori alla media nazionale: 40 disabili su 100 beneficiano del servizio di assistenza domiciliare socio-assistenziale e quasi 18 su 100 di voucher, assegni di cura e buoni socio-sanitari.

Tipologia di prestazioni Indicatore di presa in carico
Assistenza domiciliare socio-assistenziale 6,5 disabili su 100
Assistenza domiciliare integrata con servizi sanitari (ADI) 1,6 disabili su 100
Voucher, assegno di cura, buono socio-sanitario 3,5 disabili su 100

Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT

Rispetto all’offerta in Italia di presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari pubblici e privati, nel 2014 sono complessivamente 273.316 le persone con disabilità e non autosufficienza ospiti di tali presidi, pari al 70,8% del numero totale di ospiti (parliamo dei cosiddetti istituti, RSA, comunità, strutture di tipo familiare).
Di questi: 3.147 sono minori con disabilità e disturbi mentali dell’età evolutiva; 51.593 sono adulti con disabilità e patologia psichiatrica; 218576 sono anziani non autosufficienti. Dunque poco più dell’83% degli ospiti con disabilità e non autosufficienza presenti nelle strutture residenziali sono anziani non autosufficienti.
In particolare, possiamo rilevare che nell’81,6% dei casi si tratta di anziani non autosufficienti cui viene garantito un livello di assistenza sanitaria medio-alto, ossia trattamenti medico-sanitari estensivi per la non autosufficienza (livello medio) o intensivi per il supporto delle funzioni vitali (livello alto). Possiamo quindi parlare per lo più di anziani che si trovano in condizioni di gravità. Inoltre nel 98,3% dei casi sono ospiti di strutture che non riproducono le condizioni di vita familiari e potrebbero dunque risultare potenzialmente segreganti.
Allo stesso modo, il 93,2% dei 32.648 posti letto rivolti alle persone con disabilità risultano collocati in strutture che non riproducono l’ambiente della casa familiare.
Da un punto di vista territoriale, circa il 60% del numero complessivo di ospiti adulti con disabilità e anziani non autosufficienti si concentra in quattro Regioni: Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna.

(Fonti: ISTAT, “Dati.Istat”, giugno 2017)

Confronto europeo

Secondo i dati Eurostat, nel 2014, l’Italia ha destinato alla spesa in protezione sociale (che comprende la spesa in Sanità, Previdenza e Assistenza) 467 miliardi di euro pari al 28,8% del proprio prodotto interno lordo, valore al di sopra della media europea (UE a 28) pari al 27,6% del PIL. All’interno di questa spesa esistono, tuttavia, forti disomogeneità rispetto alle diverse voci di destinazione. In Italia le pensioni di anzianità e vecchiaia assorbono ben oltre la metà della spesa per protezione sociale, con una differenza di circa dieci punti percentuali in più rispetto alla media europea. Mentre alla voce Famiglia e minori si destina il 5,4% del totale, contro la media UE dell’8,5%.

In questo quadro, la spesa rivolta alle persone con disabilità, nel 2014, è stata pari in Italia al 5,9% della spesa complessiva in protezione sociale, a fronte del 7,3% della media europea, collocandoci tra i Paesi con le percentuali più basse di spesa destinata alla disabilità. Si tratta di pensioni di invalidità, contributi per favorire l’inserimento lavorativo, servizi finalizzati all’assistenza e all’integrazione sociale e strutture residenziali. Prestazioni che pesano solo per l’1,7% sul nostro prodotto interno lordo.

In particolare, secondo i dati Eurostat, tra il 2005 e il 2014 nel nostro Paese la spesa per disabilità è passata da 20,3 miliardi di euro a 27,6 miliardi di euro. Eppure la spesa procapite italiana (430,10 euro contro una media europea di 516,19) si attesta su livelli piuttosto contenuti, se messa a confronto con i principali Paesi europei: considerevolmente più bassa rispetto a ciò che si registra in Francia (661,97) e in Germania (761,29), oltre che nell’area scandinava (in Svezia è pari a 1.385,85).

(Fonti: Eurostat, “Database on-line”, maggio 2017)

Come si compone la spesa in protezione sociale rivolta alla disabilità

Sulla base dei dati diffusi dall’ISTAT sui conti della protezione sociale (aggiornati ad aprile 2017), possiamo analizzare la composizione della spesa per prestazioni rivolte alla disabilità.
Per il 2016 si calcola, in Italia, una spesa in prestazioni di protezione sociale per la disabilità pari ad oltre 28 miliardi di euro (+1,4% rispetto al 2015). Di questi il 71,5 è di natura assistenziale (circa 20,1 miliardi di euro) e il 28,5% di natura previdenziale (circa 8 miliardi di euro).
Considerando il complesso della spesa in protezione sociale per disabilità, essa si compone per la quasi totalità (95,0%) di trasferimenti in denaro (pensioni, assegni, rendite, indennità ecc.), mentre il restante 5,0% è destinato a beni e servizi in natura (servizi socio-assistenziali e socio-educativi, strutture residenziali ecc.), che risultano progressivamente in calo dal 2010.

Settori di intervento

In milioni di euro

%

Assistenza
Prestazioni in denaro (pensioni, assegni, indennità civili e di guerra)

18.677

66,5

Prestazioni in natura (beni e servizi)

1.398

5,0

Totale Assistenza

20.075

71,5

Previdenza
Prestazioni in denaro (pensioni e rendite; es.: invalidità per lavoro, servizio, pensionabile INPS e altri enti)

7.995

28,5

Totale Previdenza

7.995

28,5

Totale Spesa in protezione sociale per disabilità

28.070

100,0

Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT aggiornamento aprile 2017

Vale la pena sottolineare che la componente previdenziale della spesa in protezione sociale ha, per definizione, una natura giuridica e un’origine finanziaria totalmente diversa dalla componente assistenziale. Le prestazioni previdenziali, che sono un diritto soggettivo, derivano infatti da versamenti e accantonamenti di natura contributiva connessi allo svolgimento di attività lavorativa subordinata o autonoma. Al contrario, l’origine finanziaria della componente assistenziale deriva dalla fiscalità ordinaria ed è il risultato di scelte politiche variabili nel tempo.

(Fonti: ISTAT, “Dati.Istat”, aprile 2017)

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