Spesa sociale

1 luglio 2013 [Ultimo aggiornamento: 31 ottobre 2016 9:51]

La spesa sociale dei Comuni

Nel 2012 i Comuni italiani, singoli o associati, hanno speso per interventi e servizi sociali sui territori poco meno di 7 miliardi di euro (6.982.391.861 euro). Un dato che, per il secondo anno consecutivo, risulta in calo rispetto all’anno precedente (erano 7.027.039.614 euro nel 2011 e 7.126.891.416 euro nel 2010).

Ai 6.982.391.861 euro della spesa sociale comunale, finanziata per il 67,2% dai Comuni stessi con risorse proprie, si deve poi aggiungere la compartecipazione degli utenti al costo delle prestazioni (pari a 993.490.531 euro) e la compartecipazione del Servizio Sanitario Nazionale per le prestazioni sociosanitarie erogate dai Comuni o dagli enti associativi (pari a 1.171.498.752 euro).

La contrazione della spesa sociale, registrata fra il 2010 e il 2012, è sintetizzabile nella tabella seguente, in cui si evidenzia come l’unica componente a crescere sia quella relativa alla compartecipazione degli utenti al costo delle prestazioni:

2010

2011

2012

Variazione 2010-2012

Spesa sociale comunale

7.126.891.416

7.027.039.614

6.982.391.861

-2,0%

Compartecipazione degli utenti

966.862.361

965.170.740

993.490.531

+2,8%

Compartecipazione del SSN

1.220.840.949

1.179.962.175

1.171.498.752

-4,0%

TOTALE

9.314.594.726

9.172.172.529

9.147.381.144

-1,8%

Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT

La spesa comunale media per abitante, diminuita nel 2011 per la prima volta dall’inizio della rilevazione, è tornata a crescere nel 2012 assestandosi sul valore di 117,3 euro, di pochi centesimi inferiore a quello calcolato nel 2010 (117,8). Notevoli permangono le differenze territoriali: dai 277,1 euro per abitante della Valle d’Aosta ai 24,6 euro della Calabria (nel 2011 la spesa procapite più alta era stata registrata nella Provincia Autonoma di Trento pari a 282,5 euro, mentre la più bassa era stata sempre appannaggio della Calabria con 25,6 euro). Al di sopra della media nazionale si collocano gran parte delle Regioni del Centro-Nord e la Sardegna, mentre il Sud presenta i livelli più bassi di spesa media pro-capite (51,3 euro), meno di un terzo rispetto a quella del Nord-Est (159,4 euro).

Il welfare locale trova copertura, come è noto, da trasferimenti nazionali e da risorse della finanza locale. In proposito, anche in questo aspetto il Mezzogiorno segue una tendenza diversa dal resto del Paese. In quest’area le risorse proprie dei Comuni coprono percentuali delle spese per il welfare locale inferiori alla media nazionale. In sintesi aggiungono meno risorse ai trasferimenti nazionali (Fondo Nazionale per le Politiche Sociali) rispetto ai Comuni del Nord e del Centro, che invece integrano maggiormente con risorse proprie i fondi nazionali ripartiti a livello locale. Ne risulta che nel Mezzogiorno, dove il welfare locale risulta finanziato in misura maggiore dai trasferimenti statali, i tagli derivanti da scelte di finanza pubblica rischiano di tradursi più direttamente in un contenimento delle risorse impiegate in questo settore, accentuando ulteriormente i già rilevanti differenziali territoriali.

La spesa sociale dei Comuni singoli e associati viene impiegata per il 38,9% in interventi e servizi, per il 35,7% in strutture e per il 25,4% in trasferimenti in denaro.

(Fonti: ISTAT, “Indagine censuaria sugli interventi e i servizi sociali dei Comuni singoli e associati. Anno 2012”, agosto 2015)

Secondo i dai provvisori comunicati dall’ISTAT nel corso dell’audizione del 5 aprile 2016 all’XI Commissione “Lavoro, previdenza sociale” del Senato della Repubblica, nel 2013 si registra un’ulteriore riduzione della spesa sociale dei Comuni singoli e associati pari al -2,7% rispetto al 2012 e al -4% rispetto al 2010, l’anno in cui si era toccato il massimo di spesa dall’inizio della rilevazione (2003). Riduzione che sembrerebbe investire, per la prima volta, anche la quota di spesa sociale comunale rivolta alla disabilità.

La spesa per la disabilità

Alla disabilità viene destinato, nel 2012, il 24,3% della spesa sociale comunale, pari a 1.694.995.506 euro (+4,0% rispetto al 2011), per un valore di 2.990 euro per abitante con disabilità (erano 2.886 euro nel 2011). La spesa indirizzata a quest’area di utenza risulta dunque in crescita rispetto alla precedente annualità, a differenza di ciò che accade per il totale della spesa sociale comunale. Tuttavia, il ritmo di tale crescita risulta più contenuto rispetto al passato: a fronte di un incremento medio annuo del +8,0% che si era registrato tra il 2003 e il 2010, nel 2012 si calcola un +4,0% rispetto al 2011.
Tra le diverse ripartizioni geografiche, sono il Centro e il Sud a evidenziare la più bassa percentuale di spesa rivolta alle persone con disabilità sul totale della spesa sociale della ripartizione (entrambe con un valore intorno al 21,5%). E sono le Regioni del Sud a dichiarare la più bassa spesa per persona con disabilità (880 euro), evidenziando una significativa distanza rispetto alle altre ripartizioni geografiche (dai 5.302 euro del Nord-Est ai 3.282 euro delle Isole).

Se osserviamo il dettaglio regionale della spesa sociale procapite per disabilità, vediamo che al primo posto si colloca la Provincia Autonoma di Bolzano con 21.628 euro a persona con disabilità, un importo quasi doppio rispetto a quello calcolato per la Provincia Autonoma di Trento (12.417 euro), che la segue immediatamente in classifica. Importi di gran lunga superiori alla media nazionale (2.990 euro) si riscontrano anche in Sardegna (8.517 euro) e Friuli Venezia Giulia (7.604 euro). Al contrario, la spesa più bassa per persona con disabilità viene registrato in Valle d’Aosta (307 euro) e subito prima in Calabria (469 euro).

SpesaProcapiteDisabilitaRegionale
Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT

Ma le differenze tra le Regioni non si esauriscono in termini di entità di spesa, difformità territoriali si riscontrano anche rispetto alle diverse tipologie di prestazioni erogate e ai diversi livelli di presa in carico.

A livello nazionale, fra i principali interventi e servizi erogati per quest’area di utenza, si rileva il sostegno socio-educativo scolastico, che assorbe il 21,3% della spesa per disabilità, i centri diurni e le altre strutture di supporto a ciclo diurno (20,1%), le strutture residenziali (16,7%) e l’assistenza domiciliare (13,8%).

Principali prestazioni erogate

Spesa comunale

Distribuzione %

Sostegno socio-educativo scolastico

361.332.815

21,3

Centri diurni e altre strutture comunali di supporto a ciclo diurno e contributi comunali per utenti di strutture semiresidenziali private

340.387.375

20,1

Strutture residenziali comunali e rette e contributi comunali per utenti di strutture residenziali private

282.840.596

16,7

Assistenza domiciliare socio-assistenziale

142.358.118

8,4

Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT

Concentrandoci su alcune tipologie di prestazioni, possiamo constatare che a livello nazionale la spesa comunale per l’assistenza domiciliare rivolta alle persone con disabilità (233.972.011 euro) continua a essere inferiore a quella destinata alle strutture residenziali (282.840.596 euro), importi a cui occorre aggiungere la compartecipazione degli utenti e quella del SSN (tali dati sono disponibili solo per le strutture residenziali, rispettivamente: 51.372.648 euro a carico delle famiglie, per una compartecipazione media per utente pari a 2.141 euro, e 90.364.400 euro per la componente sanitaria). Tuttavia, osservando i dati disaggregati per ripartizione geografica, emergono modelli di intervento significativamente diversi: al Nord la spesa comunale in residenzialità risulta molto più elevata di quella per gli interventi domiciliari; al Centro, al Sud e nelle Isole si registra una distribuzione diametralmente opposta, a vantaggio della domiciliarità.
Guardando inoltre dentro i singoli interventi e servizi, la spesa media per utente con disabilità varia notevolmente: per esempio si registrano 3.666 euro annue per utente in assistenza domiciliare socio-assistenziale contro gli 11.788 euro in struttura residenziale (a cui vanno aggiunte la compartecipazione degli utenti e del SSN).

Significative differenze territoriali si evidenziano anche in termini di livelli di presa in carico delle persone con disabilità. Lo studio calcola tale indicatore in riferimento ad alcuni tipi di prestazioni domiciliari: l’assistenza domiciliare socio-assistenziale, l’ADI (assistenza domiciliare integrata con i servizi sanitari) e i voucher, assegni di cura e buoni socio-sanitari. Mediamente, in Italia, le persone con disabilità che usufruiscono dell’assistenza domiciliare socio-assistenziale sono 7  su 100. Dell’ADI sono 2 su 100. Dei voucher, assegni di cura e buoni socio-sanitari sono 4 su 100.
In questo caso, tuttavia, le variazioni riflettono principalmente le politiche regionali, piuttosto che il tradizionale divario Nord-Sud. La Sardegna, per esempio, mostra alcuni indicatori di presa in carico decisamente superiori alla media nazionale: 40 disabili su 100 beneficiano del servizio di assistenza domiciliare socio-assistenziale e 20 su 100 di voucher, assegni di cura e buoni socio-sanitari.
Per quanto riguarda invece le soluzioni alternative all’assistenza domiciliare, nelle strutture residenziali gli utenti con disabilità a livello di ripartizione variano dallo 0,6% del Sud al 10,7% del Nord-Est, per una media in Italia di 4 utenti su 100.

Tipologia di prestazioni Indicatore di presa in carico
Assistenza domiciliare socio-assistenziale 6,9 disabili su 100
Assistenza domiciliare integrata con servizi sanitari (ADI) 1,9 disabili su 100
Voucher, assegno di cura, buono socio-sanitario 4,0 disabili su 100
Strutture residenziali 4,2 disabili su 100

Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT

(Fonti: ISTAT, “Indagine censuaria sugli interventi e i servizi sociali dei Comuni singoli e associati. Anno 2012”, agosto 2015)

Rispetto all’offerta in Italia di presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari pubblici e privati, nel 2013 sono complessivamente 263.048 le persone con disabilità e non autosufficienza ospiti di tali presidi, pari al 71,6% del numero totale di ospiti (parliamo dei cosiddetti istituti, RSA, comunità, strutture di tipo familiare).
Di questi: 2.658 sono minori con disabilità e disturbi mentali dell’età evolutiva; 49.536 sono adulti con disabilità e patologia psichiatrica; 210.854 sono anziani non autosufficienti. Dunque poco più dell’80% degli ospiti con disabilità e non autosufficienza presenti nelle strutture residenziali sono anziani non autosufficienti.
In particolare, possiamo rilevare che nel 92,7% dei casi gli anziani non autosufficienti sono ospiti di strutture che integrano le funzioni di assistenza sociale con interventi di carattere sanitario. E nell’84,6% dei casi si tratta di anziani cui viene garantito un livello di assistenza sanitaria medio-alto, ossia trattamenti medico-sanitari estensivi per la non autosufficienza (livello medio) o intensivi per il supporto delle funzioni vitali (livello alto). Possiamo quindi parlare per lo più di anziani che si trovano in condizioni di gravità. E che nel 97,6% dei casi sono ospiti di strutture che non riproducono le condizioni di vita familiari e potrebbero quindi risultare potenzialmente segreganti.
Allo stesso modo, il 94,0% dei 32.330 posti letto rivolti alle persone con disabilità risultano collocati in strutture che non riproducono l’ambiente della casa familiare.
Da un punto di vista territoriale, oltre il 60% del numero complessivo di ospiti adulti con disabilità e anziani non autosufficienti si concentra in quattro Regioni: Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna.

(Fonti: ISTAT, “I presidi residenziali socio-assistenziali e socio-sanitari. Anno 2013”, dicembre 2015)

Confronto europeo

Secondo i dati Eurostat, nel 2012, l’Italia ha destinato alla spesa in protezione sociale (che comprende la spesa in Sanità, Previdenza e Assistenza) 454 miliardi di euro pari al 29% del proprio prodotto interno lordo, valore al di sopra della media europea (UE a 28) pari al 28,3% del PIL. All’interno di questa spesa esistono, tuttavia, forti disomogeneità rispetto alle diverse voci di destinazione. L’Italia è il secondo Paese (preceduto dalla Lettonia) per pensioni di anzianità e vecchiaia, voce che assorbe il 52,7% della spesa per protezione sociale contro la media europea del 40,6%. Mentre è la penultima per la voce Famiglia e minori con il 4,8% (la media europea è 7,8%).

In questo quadro, la spesa destinata alle persone con disabilità, nel 2012, è stata pari in Italia al 5,8% della spesa complessiva in protezione sociale, a fronte del 7,4% della media europea, collocandoci tra i Paesi con le percentuali più basse di spesa destinata alla disabilità. A spendere percentualmente meno dell’Italia sono solo Grecia, Irlanda, Malta e Cipro. Si tratta di pensioni di invalidità, contributi per favorire l’inserimento lavorativo, servizi finalizzati all’assistenza e all’integrazione sociale e strutture residenziali. Prestazioni che pesano solo per l’1,7% sul nostro prodotto interno lordo.

 In particolare, secondo i dati Eurostat, tra il 2004 e il 2012 nel nostro Paese la spesa per disabilità è passata da 21,2 miliardi di euro a 26,2 miliardi di euro, con un incremento in termini reali superiore al 20%. Eppure la spesa procapite italiana (430,07 euro), se messa a confronto con i principali Paesi europei, si attesta su livelli piuttosto contenuti, considerevolmente più bassa rispetto a ciò che si registra in Francia (595,32) e in Germania (742,92), oltre che nell’area scandinava (in Svezia è pari a 1.220,30), e di poco superiore rispetto alla Spagna (425,72).

(Fonti: Eurostat, “Database on-line”, luglio 2015)

Come si compone la spesa in protezione sociale rivolta alla disabilità

Sulla base dei dati diffusi dall’ISTAT sui conti della protezione sociale (aggiornati ad aprile 2016), possiamo analizzare la composizione della spesa per prestazioni rivolte alla disabilità.
Per il 2014 si calcola, in Italia, una spesa in prestazioni di protezione sociale per la disabilità pari a circa 25,7 miliardi di euro. Di questi il 76,4% è di natura assistenziale (circa 19,6 miliardi di euro) e il 23,6% di natura previdenziale (poco più di 6 miliardi di euro).
Considerando il complesso della spesa in protezione sociale per disabilità, essa si compone per la quasi totalità (94,0%) di trasferimenti in denaro (pensioni, assegni, rendite, indennità ecc.), mentre il restante 6,0% è destinato a beni e servizi in natura (servizi socio-assistenziali e socio-educativi, strutture residenziali ecc.)

Settori di intervento

In milioni di euro

%

Assistenza
Prestazioni in denaro (pensioni, assegni, indennità civili e di guerra)

18.073,00

70,4

Prestazioni in natura (beni e servizi)

1.530,00

6,0

Totale Assistenza

19.603,00

76,4

Previdenza
Prestazioni in denaro (pensioni e rendite; es.: invalidità per lavoro, servizio, pensionabile INPS e altri enti)

6.068,00

23,6

Totale Previdenza

6.068,00

23,6

Totale Spesa in protezione sociale per disabilità

25.671,00

100,0

Fonte: nostra elaborazione su dati ISTAT aggiornamento aprile 2016

Vale la pena sottolineare che la componente previdenziale della spesa in protezione sociale ha, per definizione, una natura giuridica e un’origine finanziaria totalmente diversa dalla componente assistenziale. Le prestazioni previdenziali, che sono un diritto soggettivo, derivano infatti da versamenti e accantonamenti di natura contributiva connessi allo svolgimento di attività lavorativa subordinata o autonoma. Al contrario, l’origine finanziaria della componente assistenziale deriva dalla fiscalità ordinaria ed è il risultato di scelte politiche variabili nel tempo.

(Fonti: ISTAT, “Dati.Istat”, aprile 2016)

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