Immagine, stigma

24 giugno 2013 [Ultimo aggiornamento: 27 marzo 2015 10:33]

La disabilità nel senso comune

Il comune linguaggio italiano tradisce una concezione della disabilità molto distante dall’accezione attribuitale dalla Convenzione ONU su diritti delle persone con disabilità.

Disabilità viene comunemente intesa come sinonimo di menomazione, ossia un fatto accidentale che afferisce al fisico, alla mente, ai sensi. È uno scarto più o meno grave dalla media della normalità, valutabile, sbrigativamente, con logiche sanitarie. Essa riguarda e risiede esclusivamente nella persona che ne è affetta (non usiamo questo termine a caso). Gran parte del corpus normativo ricalca, come è ovvio che sia, questa accezione, che assume quindi la forma del paradigma, ossia del modello interpretativo della realtà.

L’immagine percepita

La disabilità si conferma per moltissimi aspetti un tema ancora poco conosciuto. La percezione che se ne ha rimane lacunosa e distorta, di fatto schiacciata sul concetto di invalidità. Per la maggioranza degli italiani (62,9%) essa viene identificata in maniera preponderante con la disabilità motoria, che nell’immaginario collettivo assurge a simbolo della disabilità tout court.

Per la maggior parte delle persone l’incontro con la disabilità è episodico, o comunque circoscritto nel tempo e nello spazio. Entrando in relazione con una persona con disabilità, la maggioranza degli italiani (più dell’80%) dichiara di provare solidarietà, ammirazione e desiderio di aiuto. Ma, nello stesso tempo, il 54,6% sente di provare paura per l’eventualità di potersi trovare un giorno a dover sperimentare la disabilità in prima persona o nella propria famiglia. Il 34,6% teme di poter involontariamente offendere o ferire la persona disabile. E il 14,2% afferma di provare indifferenza, perché non toccato minimamente dal problema. Ne emerge così la difficoltà di instaurare relazioni, che rimangono schiacciata tra solidarietà e paura.

Riguardo in particolare la disabilità intellettiva, quasi il 90% degli intervistati ritiene che essa non sia completamente accettata dalla società. È quest’ultima a produrre emarginazione, discriminazione e isolamento.

(Fonti: Fondazione Serono, Censis, “Le disabilità tra immagini, esperienze e emotività”, ottobre 2010)

La mappa dell’intolleranza nei social network

La prima Mappa dell’intolleranza in Italia è stata realizzata monitorando per otto mesi la rete Twitter nel periodo gennaio-agosto 2014, allo scopo di identificare le aree geografiche dove risultano maggiormente diffusi il razzismo, la misoginia, l’omofobia, l’odio contro le persone con disabilità e l’antisemitismo.

Tra i quasi 2 milioni di tweet analizzati (di cui circa 43.000 geolocalizzati, ossia contenenti le coordinate geografiche), si registrano 479.654 tweet (di cui 3.410 geolocalizzati) contro le persone con disabilità: il numero più alto dopo quelli rivolti contro le donne (1.102.494 tweet, di cui 28.886 geolocalizzati).

La mappa delle espressioni di “odio” nei confronti delle persone con disabilità evidenzia una maggiore concentrazione in Lombardia, Campania e nelle zone a Sud dell’Abruzzo e a Nord della Puglia.
Le parole “sensibili” sono state analizzate non solo nella loro ricorrenza nei tweet geolocalizzati ma anche in co-occorrezza, ossia tenendo conto degli accostamenti più ricorrenti con altre parole. Lo studio ha evidenziato come la maggior parte delle offese che hanno al centro la disabilità si accompagni a parole che esprimono le funzioni corporee ritenute più “basse”, a significare vergogna e disgusto.

(Fonti: Vox – Osservatorio italiano sui diritti, “La mappa dell’intolleranza”, gennaio 2015)

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