Immagine, stigma

24 giugno 2013 [Ultimo aggiornamento: 26 aprile 2017 12:43]

La disabilità nel senso comune

Il comune linguaggio italiano tradisce una concezione della disabilità molto distante dall’accezione attribuitale dalla Convenzione ONU su diritti delle persone con disabilità.

Disabilità viene comunemente intesa come sinonimo di menomazione, ossia un fatto accidentale che afferisce al fisico, alla mente, ai sensi. È uno scarto più o meno grave dalla media della normalità, valutabile, sbrigativamente, con logiche sanitarie. Essa riguarda e risiede esclusivamente nella persona che ne è affetta (non usiamo questo termine a caso). Gran parte del corpus normativo ricalca, come è ovvio che sia, questa accezione, che assume quindi la forma del paradigma, ossia del modello interpretativo della realtà.

L’immagine percepita

La disabilità si conferma per moltissimi aspetti un tema ancora poco conosciuto. La percezione che se ne ha rimane lacunosa e distorta, di fatto schiacciata sul concetto di invalidità. Per la maggioranza degli italiani (62,9%) essa viene identificata in maniera preponderante con la disabilità motoria, che nell’immaginario collettivo assurge a simbolo della disabilità tout court.

Per la maggior parte delle persone l’incontro con la disabilità è episodico, o comunque circoscritto nel tempo e nello spazio. Entrando in relazione con una persona con disabilità, la maggioranza degli italiani (più dell’80%) dichiara di provare solidarietà, ammirazione e desiderio di aiuto. Ma, nello stesso tempo, il 54,6% sente di provare paura per l’eventualità di potersi trovare un giorno a dover sperimentare la disabilità in prima persona o nella propria famiglia. Il 34,6% teme di poter involontariamente offendere o ferire la persona disabile. E il 14,2% afferma di provare indifferenza, perché non toccato minimamente dal problema. Ne emerge così la difficoltà di instaurare relazioni, che rimangono schiacciata tra solidarietà e paura.

Riguardo in particolare la disabilità intellettiva, quasi il 90% degli intervistati ritiene che essa non sia completamente accettata dalla società. È quest’ultima a produrre emarginazione, discriminazione e isolamento.

(Fonti: Fondazione Serono, Censis, “Le disabilità tra immagini, esperienze e emotività”, ottobre 2010)

La mappa dell’intolleranza nei social network

Nel 2016 è stata elaborata la seconda Mappa dell’intolleranza in Italia, realizzata monitorando per sette mesi la rete Twitter nel periodo che va da agosto 2015 a febbraio 2016, allo scopo di identificare le aree geografiche dove l’intolleranza risulta maggiormente diffusa rispetto a 6 gruppi di persone: donne, omosessuali, immigrati, disabili, ebrei e musulmani.

Tra i 2.659.879 tweet analizzati (di cui 112.630 geolocalizzati, ossia contenenti le coordinate geografiche), si registrano 377.867 tweet in cui compaiono le parole “sensibili” selezionate dai ricercatori in relazione alla disabilità (mongoloide, spastico, cerebroleso, nano, handicappato, storpio, down, mongoflettico, zoppo, quattrocchi, cecato, ritardato, demente). Nello specifico, dei 412.716 tweet negativi complessivamente rilevati, oltre il 6% contiene espressioni di odio contro le persone con disabilità, pari a 25.586 tweet negativi (di cui 7.230 geolocalizzati).

La mappa degli insulti rivolti alle persone con disabilità evidenzia una maggiore concentrazione in Lombardia, nel Nord-Ovest e al Centro, con alcuni picchi anche in Sicilia e nel napoletano.
Le parole “sensibili” più diffuse sono risultate essere demente e ritardato, ma anche zoppo, mongoloide, handicappato e spastico.
Il picco di tweet negativi è stato raggiunto intorno al 21 gennaio, in occasione del Family Day, quando la rete ha cavalcato le provocazioni di Gasparri contro gay e disabili.

(Fonti: Vox – Osservatorio italiano sui diritti, “La mappa dell’intolleranza”, giugno 2016)

I crimini d’odio verso le persone con disabilità

Con l’espressione “crimini di odio” si intendono, nel complesso, tutti quei reati perpetrati ai danni di persone che sono scelte intenzionalmente perchè identificate come appartenenti ad un determinato gruppo sociale. Nel nostro caso rivolti alle persone con disabilità, e quindi originati ​​dai pregiudizi verso la disabilità.

Nel 2015, in Italia, secondo il rapporto OSCE-ODIHR, sono stati registrati complessivamente 555 crimini di odio, di cui 141 rivolti a persone con disabilità. In particolare, in 20 casi si è trattato di violenze fisiche, in 18 casi di danni alla proprietà, in 2 di minacce verbali e/o comportamenti minacciosi, mentre in 101 casi non è stato invece specificato il tipo di reato.
Secondo il rapporto i reati di odio contro le persone con disabilità hanno sovente caratteristiche uniche, che li differenziano da altri tipi di crimini di odio. Ad esempio, molti reati vengono commessi ripetutamente negli anni e coinvolgono persone vicine alle vittime.

(Fonti: OSCE-ODIHR, “Hate Crime Reporting – Italy”, aprile 2017)

Inoltre, come evidenziato dalla ricerca Stop ai crimini d’odio contro le persone con disabilità, spesso contesti che dovrebbero essere sicuri, poiché concepiti per la tutela di persone con disabilità, come istituti e scuole, divengono invece luoghi di abusi e maltrattamenti.

(Fonti: Cutrera Silvia (a cura di), “Stop ai crimini d’odio contro le persone con disabilità”, CESV e AVI onlus, 2016)

© Riproduzione riservata