Condizioni di lavoro

19 giugno 2013 [Ultimo aggiornamento: 14 maggio 2018 11:35]

Le persone di 15-64 anni con limitazioni funzionali gravi occupate (ricordiamo che sono 1 su 5) in misura più elevata rispetto alla popolazione residente in Italia hanno un lavoro di tipo dipendente (l’85,5% contro il 76,4%) e in misura inferiore hanno contratti precari o occasionali (l’1,2% contro l’1,8%) o sono dediti al lavoro autonomo (il 13,3% contro il 21,9%).
Tra coloro che hanno un lavoro dipendente il 16,0% è a tempo determinato, contro il 13,6% della popolazione residente.
Maggiore, infine, è la percentuale di chi ha un rapporto di lavoro a tempo parziale (il 22,5% per le persone con limitazioni funzionali gravi contro il 17,3% della popolazione residente).

(Fonti: ISTAT, “Inclusione sociale delle persone con limitazioni funzionali, invalidità o cronicità gravi. Anno 2013”, luglio 2015)

Stabilità del posto di lavoro

I dati forniti dalle Relazioni al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 68/99 mettono in luce come la crisi economica e occupazionale di questi anni abbia esercitato i suoi effetti anche sulle tipologie contrattuali utilizzate per l’assunzione dei lavoratori con disabilità, determinando un processo di progressiva precarizzazione. Se fino al 2008 il tempo indeterminato era risultato la modalità di assunzione prevalente, a partire dal 2009 si registra un ribaltamento del rapporto fra posizioni a tempo indeterminato e determinato, a vantaggio di queste ultime. Tale andamento si consolida progressivamente fino ad arrivare al picco massimo nel 2014, anno in cui le posizioni a tempo indeterminato scendono al 19,4% del totale e quelle a tempo determinato salgono al 71,7%. Valori che tendono a migliorare l’anno seguente, quando l’incidenza dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato sale al 30,1% del totale e quella dei contratti a tempo indeterminato scende al 63,1%.

Grafico 1 – Assunzioni per tipologia contrattuale (anni 2008-2015) (%)

Fonte: nostra elaborazione su dati Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (Relazioni al Parlamento) – Scarica Tabella dati

Dal punto di vista delle differenze di genere, i contratti a tempo indeterminato interessano le donne in misura inferire rispetto agli uomini: nel 26,7% dei casi nel 2015, contro il 33,1% registrato fra la componente maschile. Specularmente i contratti a tempo determinato incidono per il 67,3% fra le donne e per il 59,6% tra gli uomini.

[L’andamento qui evidenziato relativo alle diverse tipologie contrattuali di assunzione risulta in parte difforme a quello esposto nella VII Relazione al Parlamento (2012-2013), che riporta su tale tema alcuni dati diversi a quelli contenuti nella IV e nella V Relazione, inerenti i bienni 2006-2007 e 2008-2009. In assenza di specifiche indicazioni circa eventuali aggiornamenti dei dati contenuti nelle precedenti Relazioni, si è qui preferito ricalcolare tale andamento, sulla base dei valori assoluti ripresi in serie storica dalle Relazioni al Parlamento via via pubblicate].

(Fonti: Ministero del lavoro e delle politiche sociali, “Ottava Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 12 marzo 1999, n. 68 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”. Anni 2012-2013”, febbraio 2018)

Ostacoli al lavoro e servizi per l’inclusione lavorativa

Il 38,9% delle persone di 15-64 anni con problemi di salute o limitazioni funzionali dichiara di incontrare ostacoli al lavoro a causa delle proprie condizioni di salute, con una quota più elevata registrata tra le donne (il 40,6% contro il 37,0% degli uomini). In particolare, incontra almeno un ostacolo il 28,5% degli occupati, il 45,7% di chi cerca un’occupazione e il 49,8% degli inattivi.
In riferimento al tipo di ostacoli, il 35,8% delle persone con problemi di salute o limitazioni funzionali individua un limite al lavoro nel tipo di mansioni che può svolgere, il 26,0% nel numero di ore settimanali, il 15,3% nel raggiungimento del posto di lavoro.

Il 24,2% della stessa popolazione di 15-64 anni con problemi di salute o limitazioni funzionali riferisce inoltre di incontrare almeno un ostacolo allo svolgimento dell’attività lavorativa diverso dalle condizioni di salute. E la denuncia di tali ostacoli è riferita in misura più elevata tra le persone che hanno più problemi di salute e limitazioni funzionali.
Guardando ai motivi indicati in percentuali più elevate, il 53,4% delle persone evidenzia la mancanza di opportunità di lavoro adeguate, il 19,5% l’assenza di esperienza o di professionalità appropriate e il 19% la cura dei proprio famigliari. Rispetto alle barriere ambientali il 16,7% denuncia la mancanza di flessibilità da parte dei datori di lavoro e il 13,5% l’assenza o inadeguatezza dei mezzi di trasporto tra casa e lavoro. Infine l’8,1% indica il rischio di perdere il diritto a benefici economici.

Circa il 10% degli occupati di 15-64 anni con problemi di salute o limitazioni funzionali dispone di una forma di assistenza sul lavoro (fornita da persone; legata ad attrezzature speciali o collegata ad adattamenti dell’ambiente di lavoro; connessa alla flessibilità nelle modalità di prestazione lavorativa). Il sostegno più diffuso è rappresentato dalla flessibilità nelle modalità di prestazione lavorativa: ne usufruisce il 6,9% dei lavoratori con problemi di salute o limitazioni funzionali. Minore è invece la presenza e quindi l’utilizzo di assistenza personale e di speciali attrezzature: entrambe riguardano circa il 2% degli occupati.

Tra le persone che non hanno un lavoro la quota di coloro che avrebbe bisogno di almeno una delle forme di assistenza per poter lavorare è molto elevata (26,6%). La flessibilità nelle modalità di prestazione lavorativa permetterebbe a circa un quarto dei non occupati con problemi di salute o limitazioni funzionali di affacciarsi al mercato del lavoro. Per tutte le forme di assistenza vi è una maggiore concentrazione di bisogno tra le persone nella classe di età centrale, quelle più interessate a proporsi per un’occupazione. Nelle Regioni del Centro si evidenziano valori meno elevati rispetto alle altre ripartizioni geografiche.

(Fonti: ISTAT, “Limitazioni nello svolgimento dell’attività lavorativa delle persone con problemi di salute. Anno 2011”, maggio 2013)

L’impatto sulla vita lavorativa delle malattie oncologiche

Secondo il Rapporto 2012 sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, il 78% di coloro che avevano un lavoro al momento della diagnosi tumorale ha avuto impatti sulla vita lavorativa o sul rapporto di lavoro. È quindi possibile stimare in quasi 85 mila le persone che sono state licenziate, costrette alle dimissioni oppure a cessare la propria attività, o che hanno perso il lavoro negli ultimi cinque anni dalla diagnosi di tumore.

Sono invece complessivamente oltre 274 mila coloro che hanno perso il lavoro (licenziati, dimissionati, costretti a cessare l’attività o costretti a lasciare il lavoro) tra le persone che hanno avuto una diagnosi di tumore nella loro vita.

Dall’indagine emerge che poco meno del 12% beneficia di permessi lavorativi retribuiti (ex articolo 3, comma 3, Legge 104/1992), il 7,5% di giorni di assenza per terapia salvavita, il 2,1% di congedi lavorativi, meno del 2% del tempo parziale verticale o orizzontale, con riduzione proporzionale dello stipendio. La verità è che le forme di flessibile gestione della conciliazione tra lavoro e cure sono poco diffuse, e non tali da impattare in modo significativo sulla vita delle persone.

(Fonti: Osservatorio sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, “4° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici”, maggio 2012)

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