Condizioni di lavoro

19 giugno 2013 [Ultimo aggiornamento: 2 novembre 2014 0:53]

Le persone con limitazioni funzionali in misura più elevata rispetto alla popolazione residente in Italia sono inserite in organizzazioni pubbliche (54,7% contro il 22,8%) e hanno un lavoro a tempo parziale (28,3% contro il 15,2%).

Circa un quarto degli occupati con limitazioni funzionali (24,4%) riferisce di avere problemi nello svolgimento dell’attività lavorativa, in particolare con riferimento all’orario di lavoro e al tipo di occupazione che svolge, per motivi di salute o per difficoltà funzionali (camminare, vedere, sentire, ecc.), mentre l’11,7% lamenta la mancanza di offerta di modalità di lavoro flessibili (orario, telelavoro, possibilità di svolgere lavori meno faticosi).

(Fonti: ISTAT, “Inclusione sociale delle persone con limitazioni dell’autonomia personale. Anno 2011”, dicembre 2012)

Stabilità del posto di lavoro

I dati forniti dalle Relazioni al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 68/99 mettono in luce come la crisi economica e occupazionale di questi anni si ripercuota anche sulle tipologie contrattuali utilizzate per l’assunzione dei lavoratori con disabilità, determinando un processo di progressiva precarizzazione. Se fino al 2008 il tempo indeterminato era risultato la modalità di assunzione prevalente, a partire dal 2009 si registra un ribaltamento in termini assoluti del rapporto fra posizioni a tempo indeterminato e determinato, a vantaggio di queste ultime. Tale andamento si consolida nel 2013, anno in cui le posizioni a tempo indeterminato scendono al 35,1% del totale e quelle a tempo determinato salgono al 57,7%.

Grafico 1 – Assunzioni per tipologia contrattuale (anni 2008-2013)
GraficoRelazione68_7

L’andamento qui evidenziato relativo alle diverse tipologie contrattuali di assunzione risulta in parte difforme a quello esposto nella VII Relazione al Parlamento (2012-2013), che riporta su tale tema alcuni dati diversi a quelli contenuti nella IV e nella V Relazione, inerenti i bienni 2006-2007 e 2008-2009. In assenza di specifiche indicazioni circa eventuali aggiornamenti dei dati contenuti nelle precedenti Relazioni, si è qui preferito ricalcolare tale andamento, sulla base dei valori assoluti ripresi in serie storica dalle Relazioni al Parlamento via via pubblicate.

(Fonti: Ministero del lavoro e delle politiche sociali, “Settima relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 12 marzo 1999, n. 68 “Norme per il diritto al lavoro dei disabili”. Anni 2012-2013”, agosto 2014)

Servizi per l’inclusione lavorativa

Circa il 10% degli occupati con problemi di salute o difficoltà funzionali dispone di una forma di assistenza sul lavoro (fornita da persone; legata ad attrezzature speciali o collegata ad adattamenti all’ambiente di lavoro; connessa alla flessibilità nelle modalità di prestazione lavorativa). Il sostegno più diffuso è rappresentato dalla flessibilità nelle modalità di prestazione lavorativa: ne usufruisce il 6,9% dei lavoratori con problemi di salute o difficoltà funzionali. Minore è invece la presenza e quindi l’utilizzo di assistenza personale e di speciali attrezzature: entrambe riguardano circa il 2% degli occupati.

Tra le persone che non hanno un lavoro la quota di coloro che avrebbe bisogno di almeno una delle forme di assistenza per poter lavorare è molto elevata (26,6%). La flessibilità nelle modalità di prestazione lavorativa permetterebbe a circa un quarto dei non occupati con problemi di salute o difficoltà funzionali di affacciarsi al mercato del lavoro. Per tutte le forme di assistenza vi è una maggiore concentrazione di bisogno tra le persone nella classe di età centrale, quelle più interessate a proporsi per un’occupazione. Nelle Regioni del Centro si evidenziano livelli meno elevati rispetto alle altre ripartizioni geografiche.

(Fonti: ISTAT, “Limitazioni nello svolgimento dell’attività lavorativa delle persone con problemi di salute. Anno 2011”, maggio 2013)

L’impatto sulla vita lavorativa delle malattie oncologiche

Secondo il Rapporto 2012 sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, il 78% di coloro che avevano un lavoro al momento della diagnosi tumorale ha avuto impatti sulla vita lavorativa o sul rapporto di lavoro. È quindi possibile stimare in quasi 85 mila le persone che sono state licenziate, costrette alle dimissioni oppure a cessare la propria attività, o che hanno perso il lavoro negli ultimi cinque anni dalla diagnosi di tumore.

Sono invece complessivamente oltre 274 mila coloro che hanno perso il lavoro (licenziati, dimissionati, costretti a cessare l’attività o costretti a lasciare il lavoro) tra le persone che hanno avuto una diagnosi di tumore nella loro vita.

Dall’indagine emerge che poco meno del 12% beneficia di permessi lavorativi retribuiti (ex articolo 3, comma 3, Legge 104/1992), il 7,5% di giorni di assenza per terapia salvavita, il 2,1% di congedi lavorativi, meno del 2% del tempo parziale verticale o orizzontale, con riduzione proporzionale dello stipendio. La verità è che le forme di flessibile gestione della conciliazione tra lavoro e cure sono poco diffuse, e non tali da impattare in modo significativo sulla vita delle persone.

(Fonti: Osservatorio sulla condizione assistenziale dei malati oncologici, “4° Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici”, maggio 2012)

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